C’è un legame che resiste al tempo, alla distanza e persino alla guerra: quello con le proprie radici. È questo il filo che unisce la storia di Maurizio Salameh al Libano e che oggi anima il lavoro dell’Istituto Culturale Italo Libanese di Roma.
Nato come Maurice Salameh nel 1954 ad Atchané, un villaggio vicino a Bikfaya, Maurizio lasciò il Libano nel 1975, allo scoppio della guerra civile. Come molti giovani della sua generazione, cercava un futuro lontano dal conflitto, ma senza allontanarsi davvero dalla propria terra. Per questo scelse l’Italia, e in particolare Roma, città che gli avrebbe permesso di costruire una nuova vita restando vicino al Mediterraneo e al Libano.
Arrivato nella Capitale, iniziò gli studi presso l’Accademia di Belle Arti e intraprese una carriera nel design d’interni, fino a entrare successivamente nel dipartimento comunicazione del gruppo aerospaziale Leonardo. Nel frattempo costruì anche una famiglia in Italia, senza mai perdere il rapporto con le proprie origini libanesi. (L’Orient-Le Jour)
Un’identità divisa tra due sponde del Mediterraneo
Maurizio Salameh rappresenta oggi una figura simbolica della diaspora libanese in Italia: profondamente integrato nella società italiana ma allo stesso tempo fortemente legato alla cultura, alla memoria e alla realtà del Libano contemporaneo.
“Il Libano è tutto per me”, racconta nell’intervista pubblicata da L’Orient-Le Jour, sottolineando come il legame con il proprio Paese resti vivo nonostante oltre cinquant’anni trascorsi a Roma. (L’Orient-Le Jour)
Questo attaccamento si traduce in un impegno concreto attraverso l’Istituto Culturale Italo Libanese, di cui è presidente e anima promotrice. L’obiettivo dell’Istituto è rafforzare le relazioni culturali, economiche e turistiche tra Italia e Libano, creando occasioni di dialogo e collaborazione tra le due comunità.
Cultura come strumento di dialogo
L’attività dell’Istituto si sviluppa attraverso conferenze, eventi culturali, concerti, festival cinematografici e incontri dedicati ai temi sociali, economici e artistici che coinvolgono il mondo italo-libanese.
Accanto a Maurizio Salameh opera Maria Cristina Rigano, anch’essa di origine libanese, impegnata nell’organizzazione degli eventi culturali del centro. Insieme lavorano per mantenere viva la presenza culturale del Libano a Roma e per trasmettere alle nuove generazioni il valore di una doppia appartenenza culturale. (L’Orient-Le Jour)
Negli ultimi anni l’Istituto ha inoltre sostenuto iniziative di solidarietà e cooperazione, partecipando a progetti di supporto umanitario e alla promozione di borse di studio dedicate agli studenti libanesi in difficoltà.
Il valore della memoria e delle radici
Le storie di Maurizio Salameh e di molti membri della comunità italo-libanese raccontano una realtà fatta di memoria, identità e resilienza. Ricordi d’infanzia, tradizioni familiari, sapori e racconti del Libano continuano a vivere anche lontano dalla terra d’origine.
Ed è proprio questo patrimonio umano e culturale che l’Istituto Culturale Italo Libanese si propone di custodire e valorizzare: costruire ponti tra culture diverse, promuovere il dialogo mediterraneo e rafforzare il legame tra Italia e Libano attraverso la cultura.
Articolo ispirato all’intervista pubblicata da L’Orient-Le Jour.


